Claudio Zucchelli

lunedì 26 giugno 2017
La trasparenza negli appalti e la legge anti – corruzione

Credo che anche questo fenomeno come tutti i fenomeni della vita cui è necessario garantire un’attenzione a fini regolatori quindi giuridici, debba essere analizzato non solo utilizzando le categorie propriamente giuridiche, ma anche quelle economiche. Il diritto, infatti, è solo la proiezione nella sfera deontica delle relazioni economiche che s’instaurano tra i soggetti della società, intendendo per relazioni economiche non solo quelle basate sul denaro, ma più propriamente quelle nelle quali si applichi la metodologia di scelta propria dell’homo oeconomicus paretiano, cioè l’uomo che sceglie comparando costi e benefici (anche non monetario-finanziari) e trovandone il punto di equilibrio più consono alla propria utilità oltre che al profitto: il massimizzatore razionale.

L’analisi economica del diritto, quindi, è approccio essenziale per comprendere i fenomeni e la loro regolazione.

In sintesi, e per brevità, possiamo dire che il primo approccio secondo una visione economica del diritto, è quello secondo cui il confronto d’interessi tra i soggetti della società, ciascuno dei quali agisce quale massimizzatore razionale, tende al raggiungimento di un obiettivo che in termini economici può essere definito come il miglior risultato a risorse date, o il risultato dato alle minori risorse possibili. Si ottiene così una corretta allocazione delle risorse del singolo e della collettività. In quest’ottica il diritto, la regola, serve a garantire la parità di opportunità e l’assenza di asimmetrie di potere o conoscitive tra i soggetti.

L’analisi economica, tuttavia, ci dimostra che l’obiettivo non può essere, per definizione, raggiunto in maniera totalmente soddisfacente. La dinamica del confronto tra interessi diversi, determina uno scostamento dall’obiettivo economicamente ottimo (cioè la corretta allocazione delle risorse in assoluto) a causa dell’incidenza di costi di transazione tra interessi diversi.

Nella gestione delle risorse pubbliche, quindi, la corretta allocazione delle risorse rappresentata dall’obiettivo come sopra tratteggiato, subisce costi di transazione interni al sistema (mi riferisco ai così detti costi di agenzia di cui parlerò più avanti) ed esterni, ma inscindibilmente legati al sistema. Tra tali costi dobbiamo annoverare anche la corruzione, la quale, a prescindere dalle considerazioni etiche, inducendo la soddisfazione di un interesse estraneo al vero obiettivo introdotto nella transazione dai soggetti corrotti e corruttori, determina uno scostamento, nel senso che, quindi a risorse definite non sarà realizzata la migliore opera possibile, ovvero l’opera a standard predefinito non sarà raggiunta al minor costo possibile. Non solo, essa opera altresì come costo di transazione indotto negli altri settori economici, ad esempio attraverso il vulnus all’ordinaria concorrenza tra imprese.

Sono quindi necessarie regole di comportamento preventive tendenti ad abbattere o eliminare il costo di transazione costituito dalla corruzione, nel senso di impedire che esso si determini lasciando ad altre regole il compito di perseguire e punire successivamente chi ha indotto tale costo.

Lo strumentario giuridico approntato dal nostro Legislatore per la prevenzione della corruzione non è però d’impatto neutro. Esso introduce nel processo economico nuovi interessi da soddisfare, vale a dire l’esigenza di prevenzione, di controllo attraverso regole di comportamento che necessariamente introducono ulteriori costi di transazione, cioè un ulteriore discostamento dall’obiettivo della migliore allocazione delle risorse.

Il discorso rischia di essere scivoloso, poiché un’interpretazione scorretta dell’analisi economica qui prospettata potrebbe condurre lo sprovveduto a concludere che quindi sia più conveniente economicamente convivere con la corruzione piuttosto che combatterla per non aggravare i costi.

Tale conclusione, oltre che eticamente, è anche economicamente errata. In ogni caso, infatti, la corruzione determina un’errata allocazione di risorse che non si limita ad incidere negativamente sulla transazione in atto, ma mina alla base lo stesso meccanismo del libero mercato. Essa, infatti, incide in maniera ampliativa sulla necessità di acquisizione di risorse pubbliche dal mercato (la così detta imposta occulta ammontante, secondo la relazione della Corte dei Conti, a 60 miliardi annui) che a sua volta incide negativamente sull’allocazione di risorse del sistema privato. In altri termini, la corruzione incide sull’ottimo paretiano determinando il miglioramento della condizione del o dei soggetti che si avvantaggiano di essa a scapito di altri soggetti (la società aperta da cui le risorse sono drenate tramite la maggiore imposizione fiscale).

Non solo, determinando la preferenza per un’impresa secondo la logica criminale, incide sul meccanismo della libera concorrenza squilibrando tutto il meccanismo di mercato.

Lo squilibrio derivante da ciò si riverbera sull’intero assetto del mercato e della società.

(continua nel PDF)

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